È con profondo dolore che Sextantio annuncia la morte del proprio ideatore e fondatore Daniele Kihlgren, avvenuta oggi, 7 ottobre 2026, in seguito a complicanze per una polmonite bilaterale acuta. A vegliarlo fino agli ultimi momenti sono stati i suoi cari.
Per chi volesse porgere un ultimo saluto, la camera ardente sarà allestita nella giornata di venerdì 9 ottobre 2026 presso la camera mortuaria dell’Ospedale San Pietro Fatebenefratelli, Via Cassia 600, Roma, dalle ore 10:00 alle 12:00. Successivamente, nel pomeriggio dello stesso venerdì, a partire dalle ore 15:00, sarà possibile rendere omaggio al feretro a Santo Stefano di Sessanio, presso la Chiesa delle Anime Sante. I funerali si terranno lunedì ore 11:00 a Milano nella Basilica di San Babila. Al termine delle esequie, Daniele Kihlgren verrà accompagnato nella cappella di famiglia a Lovere, sul Lago d’Iseo.
Daniele Kihlgren aveva compiuto 60 anni lo scorso agosto. Con la sua ricerca e il suo lavoro ha contribuito a cambiare il modo di guardare a una parte dell’Italia spesso rimasta ai margini dei grandi circuiti di valorizzazione: i borghi, le architetture vernacolari, i paesaggi e le forme di vita che compongono quello che lui definiva “patrimonio storico minore”.
Il progetto Sextantio nasce da questa intuizione.
A Santo Stefano di Sessanio, in Abruzzo, Daniele Kihlgren ha scelto di confrontarsi con un borgo medievale che il progressivo spopolamento aveva, paradossalmente, contribuito a preservare nella sua integrità. La sua idea non era quella di ricostruire un passato idealizzato, né di trasformare il paese per il turismo. Era quella di dare una funzione contemporanea a ciò che era sopravvissuto.
Da qui nasce uno dei principi che avrebbero guidato tutto il suo lavoro: l’ospitalità deve adattarsi al luogo, e non il luogo essere trasformato per accogliere l’ospitalità.
Il rispetto delle architetture, dei materiali, delle proporzioni, del paesaggio e delle tracce della vita quotidiana non rappresentava per Daniele una scelta puramente estetica. Era il presupposto per restituire dignità e futuro a luoghi che per lungo tempo erano stati considerati poveri, marginali o privi di interesse economico.
La sua convinzione era che anche il non costruire potesse diventare il fondamento di un diverso modello di sviluppo: proteggere ciò che esiste, invece di sostituirlo, può generare nuove economie e contribuire a mantenere vive le comunità locali.
L’attività alberghiera era quindi uno strumento concreto per rendere possibile questo processo nel tempo.
La stessa impostazione ha trovato una seconda espressione a Matera, con Le Grotte della Civita. Qui Daniele Kihlgren si è confrontato con un patrimonio completamente diverso, quello dei Sassi e delle abitazioni rupestri, nel quale il rapporto tra roccia, architettura, paesaggio e storia dell’uomo è inscindibile. Anche in questo caso ha scelto di inserire una funzione contemporanea senza cancellare la natura e la storia del sito.
Nel tempo, la sua ricerca si è estesa anche alla cultura immateriale: le tradizioni, i mestieri, le conoscenze locali, la cucina, la memoria delle comunità. Da questa attenzione è nato, tra gli altri, il lavoro sulla cultura gastronomica abruzzese condotto insieme al Museo delle Genti d’Abruzzo, attraverso il recupero di oltre settanta ricette della tradizione, alcune delle quali non erano più utilizzate.
Un impegno oltre i confini dell’Italia
La ricerca di Daniele Kihlgren non si è fermata all’Italia.
Dal 2008, attraverso la Fondazione Sextantio, ha sostenuto in Rwanda un progetto rivolto alle persone e alle famiglie in condizioni di particolare vulnerabilità economica, contribuendo a garantire loro l’accesso alla copertura sanitaria di base.
Era un impegno diverso per contesto e finalità, ma coerente con una convinzione che aveva accompagnato il suo lavoro: l’iniziativa privata può assumersi una responsabilità nei confronti della società e delle comunità più fragili. Nel progetto della Fondazione, questo significava permettere a persone altrimenti escluse di accedere alle cure essenziali.
Ciò che Daniele lascia
Daniele Kihlgren ha sempre guardato con diffidenza alla trasformazione dei luoghi in semplici prodotti turistici. Per lui l’autenticità non era una scenografia da offrire al visitatore, ma la conseguenza della continuità tra un luogo, la sua storia e la vita delle persone che lo abitano.
Il suo lavoro ha mostrato che sviluppo e tutela non devono necessariamente essere contrapposti e che un’attività economica può contribuire a mantenere vivo ciò che altrimenti rischierebbe di scomparire.
Sextantio continuerà a custodire questa impostazione nei luoghi, nelle architetture, nei paesaggi e nelle tradizioni che Daniele ha scelto di riportare al centro dell’attenzione. E continuerà a perseguire quell’idea più ampia che ha attraversato tutta la sua esperienza: fare impresa senza separarla dalla responsabilità verso la cultura, il territorio e le persone.
Il modo più autentico per ricordare Daniele Kihlgren sarà continuare a proteggere ciò che egli aveva scelto di salvare con la sua visione, la sua ricerca e il suo lavoro.
E dare un futuro a ciò che, senza quella scelta, rischierebbe di non averne più uno.
Con gratitudine, Famiglia Sextantio.