Il Tempo Qui. Viaggio fotografico negli Abruzzi di Paul Scheuermeier e Gerhard Rohlfs 1923-1930

Il Tempo Qui, Sextantio, Scheuermeier

‘’Il Tempo Qui. Viaggio fotografico negli Abruzzi di Paul Scheuermeier e Gerhard Rohlfs 1923-1930’’. 

A cura di Mariano Cipollini, in collaborazione con il Museo delle Genti D’Abruzzo e patrocinato dal Comune di Santo Stefano di Sessanio.

Inaugurazione sabato 7 maggio 2022 ore 11.00, Opificio sotto gli Archi, Sextantio Albergo Diffuso.

Mostra visitabile da maggio a settembre per gli ospiti dell’albergo diffuso.

 

Info

santostefano@sextantio.it – Tel. +39 0862 899112 – www.sextantio.it

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Il progetto di recupero e ridestinazione ricettiva Sextantio, ha avuto
le sue premesse circa 20 anni fa, nella collaborazione con il Museo
delle Genti d’Abruzzo, quando è stata commissionata la ricerca per
la rilevazione dei dati sulle identità locali.
La ricerca etnografica, durata diversi anni, si è basata sul recupero
della memoria orale attraverso interviste agli abitanti del luogo, e
sulle fonti iconografiche messe a disposizione dal Museo. Le
fotografie di Paul Scheuermeier, scattate negli Abruzzi durante gli
anni 20 del Novecento e conservate nell’Archivio della Fondazione
Genti d’Abruzzo, hanno costituito l’ispirazione fondante per il
nostro progetto, e per la definizione dei nostri spazi che mirano a
conservare gli interni e gli arredi originari delle antiche
abitazioni, i pavimenti irregolari, le piccole finestre, la luce
fioca.
Da questa collaborazione tra Sextantio e Museo delle Genti d’Abruzzo
è nato così nel tempo, un Progetto turistico ambizioso, che ha
introdotto inedite procedure di conservazione e tutela del borgo che
lo ospita.
Santo Stefano di Sessanio può diventare un modello per il patrimonio
‘minore’ italiano, e la testimonianza che, almeno in questo caso,
la ridestinazione turistica non comporti necessariamente la perdita
delle identità territoriali.
Consapevoli che tanto lavoro manca, portiamo avanti la sperimentazione
per proporre un giorno anche gli aspetti più localistici
dell’artigianato domestico e della cucina popolare, con il cibo che
si mangiava fino a settant’anni addietro, nei momenti di
ristrettezza e di abbondanza del calendario rituale della Montagna
d’Abruzzo.

Daniele Kihlgren – fondatore Sextantio

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Paul Scheuermeier (1888-1973), svizzero di Berna, è stato giustamente
definito da etnolinguisti come Glauco Sanga “un eroe della ricerca
sul campo”, e lo stesso può essere detto di Gerhard Rohlfs
(1892-1986), tedesco di Berlino, suo sodale nella raccolta dei dati
per l’_Atlante Linguistico Italo-Svizzero_ (AIS, 1919-1928). Nei
loro scritti e nelle loro immagini fotografiche non è difficile
cogliere, accanto alla passione per quanto stavano facendo e al rigore
del metodo di lavoro, la presso che totale assenza di atteggiamenti di
chiusura o di preconcetti nei confronti di individui, luoghi, pratiche
o ambienti sociali: la lontananza da ogni “etnocentrismo” ne
rivela anzi tutto lo spessore umano e scientifico.
Certo, alcune delle abitudini dell’Italia centro-meridionale, in
particolare un ritmo di vita che poteva sembrare, ai loro occhi, oltre
che lento, anche indolente, non potevano non essere notate e, a
tratti, biasimate. Lo svizzero Scheuermeier, per esempio, dopo aver
atteso inutilmente per un giorno intero, a Capestrano, anche solo un
“timido sostegno” da parte del comune nella ricerca di un
informatore adatto, si è lasciato sfuggire “il tempo qui non vale
niente”, frase che Mariano Cipollini ha poi trasformato nel titolo
di questa mostra.
Ma, al di là di ciò, i due studiosi rappresentano tuttora, e non
solo relativamente all’Italia, una fase delle inchieste
etnodialettali certo conclusa, ma non “superata”, per precisione,
coerenza, umiltà nel continuo confronto con il dato concreto e nelle
relazioni con le persone, in primo luogo con i contadini. Un esempio
che, come si è cercato di mettere in evidenza anche qui, è ancora
oggi fonte di riflessioni, di suggerimenti, di spunti preziosi, e che
ci ha lasciato trascrizioni, testi e immagini di cui proprio il
trascorrere del tempo non fa che aumentare il valore.

Francesco Avolio – “Docente di Linguistica italiana all’Università dell’Aquila’’

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La Fondazione Genti d’Abruzzo porta avanti da anni progetti di
riscoperta, comprensione e riappropiazione delle radici più profonde
del territorio abruzzese. Le fotografie di P. Sheuermeier e G. Rohlf
sono state fondamento per le ricerche etnografiche del Museo delle
Genti d’Abruzzo fin dalla sua costituzione e hanno rappresentato un
punto di riferimento per la realizzazione degli apparati didattici
nelle sale museali.
La mostra “Il tempo qui” espone alcune fotografie di Paul
Sheuermeier che, negli anni trenta, compiendo un lungo viaggio in
Italia, documentò il mondo contadino. Nella sede espositiva
dell’Albergo diffuso a Santo Stefano di Sessanio le stampe
fotografiche sono dislocate in diversi spazi, con tematiche
contestualizzate rispetto agli ambienti. Il percorso si dipana lungo
le strade del paese e negli spazi dell’albergo in singole tappe, che
il cammino del visitatore stesso individua e costruisce, trovando
emozioni e suggestioni, riscoprendo storie di oggetti, di persone e di
vita. Nel borgo di Santo Stefano le immagini fanno capolino dalle
finestre o dagli usci, focalizzandosi su particolari che aprono alla
scoperta delle fotografie poste all’interno, offrendo la
comprensione della rilevanza di ogni frammneto visivo.
Ringrazio tutti coloro che hanno permesso la realizzazione di questa
mostra, curata da Mariano Cipollini, coordinata da Antonella
Giancaterino e Alessandra Moscianese con il supporto tecnico di Franca
Cauti. Ringrazio infine Daniele Kihlgren con il quale la
collaborazione è iniziata fin dal momento della stessa concezione
dell’Albergo Diffuso e Annunziata Taraschi, antropologa, a lungo
preziosa collaboratrice del Museo.

Letizia Lizza
Direttrice de Museo delle Genti d’Abruzzo

 

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Immagini.
Veri e propri dogmi. Archetipi dell’emotività iconografica
Abruzzese. Trascritti in questi splendidi scatti, con estrema onestà
intellettuale ed arricchiti, nello stesso tempo, da uno sguardo colto
e raffinato.
Scene di vita contadina, ritratti di donne impegnate in lavori
domestici, oggetti composti in bell’ordine. Tutte inquadrature che,
pur proponendo le sonorità pittoriche degli artisti abruzzesi della
seconda metà dell’ottocento, si impreziosiscono di sfumature dai
rimandi pittorici europei. Nature morte fiamminghe, rarefatte
atmosfere alla Vermeer, contadini che lavorano i campi alla maniera di
J. François Millet, ritratti che restituiscono finanche le
sperimentazioni visive del neonato cinema muto prefigurando, in alcuni
scatti, temi narrativi cari alla cinematografia del ventennio
successivo. Evocatrici di antiche litanie, queste foto riescono, in
pochi attimi, a trasportarci in un tempo dove passato e futuro
coincidono. Il presente è solo pretesto per raccogliere eredità
emotive sorprendenti e imprevedibili.  L’apparente facilità dei
linguaggi utilizzati dai due fotografi non deve trarci in inganno. Non
siamo dinanzi ad un semplice esercizio di stile o di mero censimento
etnografico. Qui lo scatto fotografico non è solo testimonianza
apparente di un passato remoto ma racconto presente per non
dimenticare. Memoria futuribile di un’umanità, perennemente
impegnata ad affermare quella dignità che travalica gli effimeri
confini regionali dello spazio e del tempo riconoscendosi nello sforzo
universale nell’essere uomini.

Mariano Cipollini – Curatore della mostra

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